Il Terremoto di Torino, era la vigilia dell’Epifania del 1980 quando alle ore 15:38 minuti e 46 secondi come descrivono i giornali locali Il torinese fu colpito da una scossa di terremoto molto forte, investita da un sisma di magnitudo 4.7 della scala Richter con epicentro in val Sangone zona Giaveno, per l’esattezza. Ricordiamo quella giornata di paura, il sisma fu molto intenso e fu avvertito in tutto il Nord-Ovest Italiano, seguito da parecchi after shock ( Scosse di assestamento o sciame sismico ). La scossa scatenò molta paura nei torinesi, che si precipitarono immediatamente in strada. Per fortuna dopo il grande spavento la conta dei danni risultata inferiore a quanto previsto. Sotto riportiamo un estratto dell’articolo con le testimonianze vissute e raccontate dalle persone. Tratto dall’archivio ufficiale del giornale “ LA STAMPA “ di Lunedi 07/01/1980.

<Sabato pomeriggio la terra ha sussultato per una decina di secondi Si fa il bilancio del terremoto: danneggiate soprattutto vecchie costruzioni in provincia Il comandante dei vigili del fuoco: «Hanno resistito le tubature dell’acqua e del gas e i cavi dell’energia» – Un tassista: «Credevo che qualcuno mi stesse sollevando la macchina» – I commenti in un famoso caffè del centro Il terremoto a Torino non ha avuto gravi conseguenze. In provincia i danni sono stati maggiori, ma limitati a pochi edifici dichiarati pericolanti dai vigili del fuoco. Il comando dei pompieri di corso Regina Margherita fra sabato pomeriggio e domenica sera ha dovuto rispondere a migliaia di chiamate e muoversi per centinaia di interventi di sopralluogo. Altre ispezioni dovranno essere fatte fra oggi e domani. Ma il bilancio è fortunatamente modesto. Dice l’ing. Ernesto Lazzarotto: «Non ci sono state rotture alle tubature dell’acqua, non si sono verificate fughe di gas e non si è spezzato alcun filo dell’alta tensione». Il museo dell’automobile è stato danneggiato nella parte centrale della costruzione, quella verso corso Unità d’Italia. Ha subito, dice il rapporto, «un movimento di roto-traslazione» che ha aperto crepe profonde una decina di centimetri. La struttura non è pericolante ma avrà bisogno di essere restaurata. Nei quartieri «vecchi» di Torino alcuni palazzi sono stati danneggiati: soprattutto quelli di via Po 12, corso Palermo 105 e di piazza della Repubblica 21. A Giaveno sono pericolanti le chiese delle borgate Chiarmetta, Mollar dei Franchi e Oalmassi, la «parrocchiale» della frazione Maddalena, la scuola che ospitava 12 alunni, l’asilo e un paio di altre costruzioni. A Trana, 1200 abitanti, le scosse del terremoto hanno danneggiato il municipio e il ristorante «del santuario»; ad Alpignano è pericolante l’abbazia, monumento nazionale. Poche altre segnalazioni. Un edificio danneggiato a Rivoli, un altro a Piossasco, 3 a Pinerolo (si sono aperte delle crepe ed è caduto l’Intonaco da una parete del museo della cavalleria). Dovranno essere riparate una casa a Lanzo, una villa a Beinasco e un appartamento di un condominio a Fiano. L’ing. Lazzarotto a Torino da un paio di anni, dopò aver comandato i vigili dei fuoco della Lombardia ed avere organizzato i servizi esterni nel Friuli sconvolto dal terremoto sostiene che quelle di sabato sono state in realtà delle scosse «di poco conto». «Il terremoto aggiunge è l’evento più catastrofico che possa esistere perché contro di esso non c’è difesa. E’ un pericolo da non sottovalutare. Abbiamo avuto fortuna. Siamo rimasti calmi, la città non si è lasciata prendere dal panico». Oltre all’intero contingente di corso Regina Margherita sono stati chiamati sette distaccamenti di volontari della città e uno di Almesè. «L’epicentro conclude il comandante è stato localizzato fra la vai Chisone’ e la valle di Susa che dai nostri mappali risultano essere zone “debolmente sismiche”. In futuro, non si può dire quando, dovrebbe esserci un’altra scossa di assestamento: certo più debole di quella di sabato, forse, addirittura, impercettibile». Lo spavento è stato notevole ed è comprensibile, ma la gente ha reagito molto bene, con ordine e con i nervi a posto», è il commento di Ugo Magri, vigile urbano che sabato era in servizio quando la scossa sismica ha messo a rumore la città. Chi era in auto ha avvertito di meno il fenomeno. Tre tassisti raccontano la propria esperienza. Sergio Lambiase: «Ero nei pressi di piazza San Cario e li per li non mi sono reso conto di che cosa stesse avvenendo, poi ho capito che si trattava di un terremoto e ho visto la gente agitarsi». Livide Bergami: «Ero per lavoro a Pont Canavese e ho creduto che si trattasse di una valanga, sia per il boato, sia per il tremolio che ha avuto la casa». Vincenzo Pichero. anch’egli tassista: “Ho pensato che mi stessero sollevando la macchina, forse per scherzo: mi trovavo all’altezza di via Buozzi. quasi in via Roma. Poi ho compreso che cosa stava succedendo”. Il vigile motociclista n. 661 era di servizio: «Non ho provato nessuna speciale emozione: mi sono soltanto preoccupato che attorno succedesse qualche guaio, il che non è avvenuto». Gianni Roncarolo. un pensionato delle ferrovie, ha preferito scendere subito in strada: «Ho ricordato immediatamente il Friuli e ho temuto che arrivasse una seconda scossa: fortunatamente non è avvenuto cosi e dopo un po’ me ne sono tornato a casa infreddolito per sapere dalla radio che cosa era realmente successo». Punico in molti cinema. • Ho avuto l’impressione di essere sull’altalena dice Marisa Floriana che usciva da un locale del centro. La cosa che mi ha impressionato di più è stata l’improvvisa interruzione della corrente elettrica: ho temuto che fosse saltato per aria qualcosa» Tecnicamente spiegabile. anche per l’entrata in funzione di interruttori cosiddetti di sicurezza, il blackout, che ha toccato solo alcune zone, ha contribuito ad accrescere il panico che in alcune località, come in zona Scinta Rita, ha toccato il culmine, soprattutto nei caseggiati in cui qualcuno, gridando, ha impressionato i bambini accrescendo la confusione. Le sirene d’allarme, die hanno cominciato a suonare a distesa, subito hanno fatto pensare all’accorrere di ambulanze e di automezzi di vigili del fuoco. Erano invece decine di auto in sosta che. per la scossa sismica, facevano risuonare i congegni d’allarme: stesso fenomeno in molte banche del centro dove i dispositivi di sicurezza collegati con la questura Una movimentata vigilia dell’Epifania mentre qualcuno, in strada, guardando all’insù commentava: «Bisesto e funesto, peggio di così il 1980 non poteva cominciare. Per istinto, dopo la prima scossa, la gente si è riversata nelle scale per andare all’aperto, contro il consiglio di chi spiega, pratico di fenomeni del genere, che le scale sono, nei terremoti più forti, le prime a crollare: i punti più sicuri, ossia meno malfermi, in ogni appartamento, sono gli angoli delle stanze, ma quando danzano i lampadari e i quadri si spostano come mossi da spiriti maligni, pochi pensano ai consigli da manuale. Nei giardini si sono accesi dei falò. Il grande parco davanti alle carceri «Nuove» si è trasformato subito in una specie di bivacco, durato fino a quando il freddo intenso non ha consigliato i più a tornarsene a casa «perché Torino non è una zona sismica sul tipo del Friuli e quindi ci può essere un po’ di spavento, ma nulla di peggio. Almeno la penso cosi». spiegava il solito bene informato. Nei bar del centro le scene Una domenica in Val Chisone tra dispute accese per stabilire l’epicentro Passata la grande paura ora la gente cerca il paese che ha tremato di più Susa o Pinerolo, A vigliami o Giaveno, Piossasco o Cantalupa? La folla ne parla come i reduci della guerra: ognuno ha da raccontare un particolare strabiliante, una circostanza curiosa – Ma pochi temono un’altra scossa: merito della freddezza piemontese, forse VAL CHISONE . Passata la grande paura ora si disputa per l’epicentro del terremoto: Susa ha tremato più forte di Pinerolo? Avigliana più di Giaveno e Piossasco più di Cantalupa? Ma Cantalupa ha avuto una strada che e sprofondata e Piossasco un campanile crollalo (quello della chiesa di San Rocco) e l’asilo danneggiato e un sottotetto piombato giù. A Pinerolo. secondo la testimonianza di Renzo Maiali, nel frigorifero del suo ristorante le burnie di lunghi sono andate in pezzi e questo per lui e un indice di misura molto più attendibile delle scale Mercalli o Richter. Sono «tornati» dal terremoto, come tornare dalla guerra: con un po’ di spavalderia, ma anche di modestia. Ognuno ha la sua da raccontare, ma con la con prudenza (ci può sempre essere qualcun altro che ha una storia più bella). I ricordi dei «reduci da terremoto» sono simili a quelli di chi torna dal fronte. «Io c’ero: ero al terzo piano a! Sestriere. Se si è sentito? Accidenti… fortissimo. Mia moglie che non crede a niente di soprannaturale e ha detto: ” È caduto l’ascensore”». — Perché- e soprannaturale il terremoto? «No, ma è qualcosa come dire… Su, io credo che si tratti un po’di un avvertimento. Tutto va male, cosi una scrolla Una… è un avvertimento…». Malan fuma la pipa. Con aria distaccata dice: «Io sono vecchio. Ho già visto le mie: in mare il maremoto, con la nave che pareva scalare una montagna: e la slavina, che fa un rumore die quando lo senti è troppo tardi: avevo un mitragliatore in spalla e mi ha portato via. Quando ho sentito il terremoto ho pensato subito al nipotino. Dov’è? mi sono chiesto e quando l’ho visto l’ho preso sotto un braccio e via fuori». Proprietaria del bar Conte Rosso di Avigliana: «Mai sentita una cosa del genere. Ho guardato dalla vetrina: la piazza in un attimo si era riempita di gente». «Ero in auto e mi è sembrato che qualcuno mi avesse battuto sul cofano una manata. Guardo e non c’è nessuno. Poi vedo un’antenna della televisione che oscilla. Vuoi vedere, mi sono detto, che è il terremoto?»…..>

Articolo del giornale “LA STAMPA ” 07 Gennaio 1980

Leave a Comment