I TEMPORALI DELL’8 GENNAIO 20018, ANALISI DI UN EVENTO ECCEZIONALE

Tra il 5 e il 6 gennaio l’ingresso di una saccatura da nord ovest sulla penisola iberica, alimentata da aria fredda di origine polare marittima, incomincia a richiamare verso nord, calde correnti di sciricco dal continente africano. Queste, acquistando umidità nel passaggio sul mar Mediterraneo ed in seguito sollevate forzatamente dalle Alpi, sono le responsabili delle ingenti nevicate sopra i 1500/1600m dei giorni seguenti. La quota neve è notevolmente alta per il periodo, a conferma di ciò, la prima decade di gennaio 2018 è la più calda di tutta serie meteorologica di Torino che inizia nel 1757 (fonte: Società Meteorologica Italiana). La goccia fredda presente sul Mediterrano occidentale incomincia a spostarsi lentamente verso est, facendo affluire aria fredda in media troposfera. Nella serata di lunedì, alla quota di 500hpa, ovvero 5500m, le temperature raggiungono i -26 gradi in libera atmosfera. Questo dato è molto importante poichè un fattore fondamentale per la formazione dei temporali nei mesi invernali, è la differnza di temperatura tra gli strati prossimi al suolo e gli strati in media troposfera. Ci troviamo quindi di fronte a temperature molto calde (per il periodo) al suolo, mentre in quota si sta assistendo all’ingresso di un nocciolo di aria abbastanza fredda.  Vedremo più avanti, come un concatenarsi di altri fattori a scala locale, abbiano contribuito alla formazione dei temporali.

Assistere ad un temporale durante i mesi invernali, nelle zone collinari e pianeggianti del sud Piemonte è un evento inusuale, ma non troppo raro poichè, specie all’inizio di dicembre o dalla fine di febbraio può succedere che qualche nucleo temporalesco formatosi sul Mar Ligure risalga le colline portando locali forti precipitazioni e qualche colpo di tuono. In media questo avviene ogni 2 anni. La morfologia del territorio piemontese fa si che i temporali che avvengono nei mesi invernali abbiano spesso precipitazioni nevose fino in pianura; racchiusa tra la catena delle Alpi a nord, ad w e a sud ovest, dalle Langhe e Monferrato a sud e dagli appennini a sud est, la nostra regione è ben protetta dai caldi venti provenienti dal Mediterraneo. L’aria fredda poichè più densa, si deposita sul fondo nei bassi strati creando quello che viene chiamato “cuscino freddo” che così spesso ci regala splendide nevicate mentre sulle altre regioni del nord, piove. Possiamo ricordare il temporale nevoso del 19 febbraio 2006, quello del 12 gennaio 2008, il più recente del 5 marzo 2016, qualche tuono si sentì anche durante l’abbondante nevicata del 28 novembre 2008. In tutti questi casi, le fulminazioni non furono in numero maggiore di qualche decina, eccezion fatta per l’evento del 5 marzo 2016, quando in Piemonte furono rilevati (dalle reti Blitzortung) circa 600 fulmini, quasi tutti nube nube, ovvero all’interno delle nubi. Da questi pochi dati, si può già intuire come l’evento dell’8 gennaio 2018 sia qualcosa di ben diverso da quelli menzionati. I fulmini rilevati sul Piemonte sono stati oltre 4000, molti dei quali nube-suolo, le precipitazioni sono cadute con temperature ampiamente positive e localmente superiori ai 10 gradi, tant’è che nonostante l’intensità, la quota neve era superiore ai 1000/1200m. Nel sud della regione è caduta un po’ di grandine di piccole dimensioni (<1cm) e gli accumuli di pioggia sono stati localmente superiori ai 30/40mm, con rate orari superiori ai 100mm/h.

(fulminazioni tra le 18 dell’8 gennaio e le 03 del 9 gennaio)

Possiamo sfruttare la serie meteorologica giornaliera di Torino, la più lunga del mondo, per cercare di capire quanto questo evento sia eccezionale. Essendo Torino molto più lontana dal mare rispetto alle nostre zone, i temporali nei mesi invernali sono di conseguenza molto più rari. Dal 1787, nei mesi di dicembre e gennaio si sono avuti solamente 10 eventi temporaleschi prima d’ora. Mentre se ci limitiamo ai dati di gennaio, gli eventi sono stati 3: nel 1806, 1910, 1929! Di questi, gli eventi del 1806 e 1929 furono temporali con neve fino al suolo, mentre nel 1910, le precipitazioni caddero con temperature positive. Quel giorno la massima fu di 9 gradi e dopo che il temporale fece cadere circa 4mm di pioggia (in due ore) la temperatura si abbassò a 3 gradi. La serata dell’8 gennaio 2018, il quarto evento temporalesco di gennaio in 230 anni, può essere a buon ragione considerata un “unicum” in tutta la serie storica di Torino a causa di condizioni meteorologiche mai osservate precedentemente. Oltre 40mm caduti a Torino durante la giornata, almeno 15mm di questi sono a carattere temporalesco con rate orario massimo di circa 48mm/h (fonte stazione meteo università di fisica). Le temperature minime si sono mantenute intorno agli 8 gradi mentre le massime superavano gli 11 gradi poco dopo il temporale!

LINEA TEMPORALESCA TRA ASTIGIANO E ALESSANDRINO

Intorno alle 18 le prime celle temporalesche iniziano a risalire le vallate liguri e a portare i primi tuoni sulle colline dell’alta Langa. Altri nuclei si formano per sollevamento forzato sulle Alpi torinesi dove a quote superiori ai 1200m si assiste a dei veri e propri temporali nevosi con tuoni e fulmini. Successivamente, intorno alle 20.30, un nucleo particolarmente intenso incomincia a risalire verso nord est, sospinto dai venti in quota che spirano verso nord ovest, il nucleo si stira in quella direzione e collegato al mare incomincia a muoversi in direzione nord est. Il margine sud perde il contatto col mare (e dunque il surpluss di energia garantito dall’apporto di calore ed umidità del mare); ci si aspetta dunque che il sistema temporalesco perda potenza e “muoia”. Questo però non accade, il temporale, che ormai è una vera e propria linea temporalesca (squall line) di 40/50km di lunghezza, con rain rate localmente intorno ai 100mm/h e grandine di piccole dimensioni, attraversa indisturbata le colline del Monferrato, senza perdere potenza ed in parte acquistandone, andando poi a morire alle porte di Alessandria. Un temporale estivo in piena regola, con una shelf cloud (particolare tipo di nube che precede le precipitazioni, ed è formata dal sollevamento e successiva condensazione dell’aria umida al suolo, da parte della corrente uscente dal temporale; vedere foto!) nella zona anteriore. Ma come è possibile tutto ciò? Proveremo ora ad analizzare i modelli meteorologici e le rilevazioni delle stazioni meteo (fonte Arpa Piemonte) per cercare di trovare una risposta soddisfacente.

L’analisi comprenderà gli strati d’aria tra il suolo e i 500hpa (5500m di quota circa) ed alcuni indici termodinamici e ci si riferirà alle zone di astigiano e alessandrino, salvo dove specificato.

Al suolo:

Nel primo pomeriggio, le temperature si mantengono tra i e 6 e 8 gradi in pianura ed in bassa collina. Successivamente fa irruzione il vento da nord est/est e la temperatura schizza verso l’alto. Sotto le forti raffiche a 60/70 km/h Alessandria passa da 7 a quasi 12 gradi, Asti da 6 ad 11 gradi, pur mantenendo valori di umidità prossimi alla saturazione (oltre 90%, con dew point sui 10 gradi). Questo è molto importante poichè sappiamo che più alte sono la temperatura e l’umidità al suolo e maggiore sarà l’energia a disposizione dei temporali. Da notare inoltre che questo vento si riesca a spingere solo fino a 10/15km a sud di Asti e Alessandria. Più a sud i venti sono assenti o deboli, fino a poco prima del temporale intorno alle 20/21, quando i venti di scirocco che stanno risalendo furiosamente le vallate liguri, irrompono sulle colline alessandrine con velocità superiori ai 90km/h e facendo schizzare verso l’alto le temperature. Emblematica la stazione meteo del Lago di Lavagnina che passa da 6 a 14 gradi (dew point di 11 gradi) in qualche decina di minuti!

Abbiamo quindi temperature primaverili al suolo e una convergenza di venti, uno da nord est e l’altro da sud est, che soffiano in modo impetuoso. La convergenza di venti (ben visibile nella mappa sotto), proprio nella zona del passaggio del temporale, è probabile che abbia aiutato la spinta verticale dello stesso, aiutandolo a non perdere potenza anche dopo aver perso il contatto col mare. Ricordiamo che i temporali sono costituiti da nubi a sviluppo verticale che hanno una corrente ascendente, che li alimenta, e una discendente, le precipitazioni.

Il mare, lungo la costa ha temperatura di circa 14 gradi, più o meno in media col periodo.

(venti al suolo)

A 850hpa (1500m di quota circa): A questa quota non c’è molto da segnalare se non che la temperatura si mantiene ampiamente positiva (4/5 gradi), a causa dei caldi venti di scirocco.

700hpa (3000m di quota circa): I venti sono da sud est. A questa quota si incomincia ad apprezzare l’intrusione di aria molto secca che precede il fronte freddo e che favorisce l’instabilità atmosferica.

500hpa (5500m di quota circa): I venti sono ancora da sud est e vi è un intrusione di aria secca che si è estende su astigiano e alessandrino, favorendo l’instabilità. La temperatura poco prima del temporale è di -26 gradi.

Ciò vuol dire che la differenza tra la temperatura al suolo e quella in quota (che abbiamo detto essere direttamente proporzionale all’energia a disposizione dei temporali) è di circa 35 gradi, localmente 40 gradi, un valore notevole.

Come quantificare l’instabilità atmosferica? Questo breve paragrafo volutamente tecnico e senza spiegazioni, poichè richiederebbe un tempo sovrumano per spiegare nei dettagli il significato degli indici termodinamici, è stato scritto per completare in modo esaustivo il lavoro e non aggiunge nulla di significativo a quanto scritto precedentemente. Il lettore meno esperto e che non abbia voglia di cercare informazioni aggiuntive, può quindi saltare direttamente al paragrafo delle conclusioni.

Cape: valori intorno ai 1000/1200 J/kg sul Mar Ligure, circa 600/800J/kg sulle zone più a sud dell’alessandrino (un valore che raramente si vede prima della seconda metà di marzo), valori intorno ai 400J/kg più a nord.

LI: l’indice risente del dew point elevato e dell’aria secca in quota; valori fino a -4 su basso Alessandrino, tra 0/-2 più a nord. Vi sono dunque buone probabilità di temporali, anche forti.

K (Whiting): 30/35, TT: 60

Equilibrium Level: 8000/9000m su buona parte del Piemonte, con punte anche superiori (fonte wrf Meteonetwork), valore incredibile dato il periodo.

Conclusioni

In definitiva possiamo considerare come eccezionale l’evento temporalesco dell’8 gennaio. Sul torinese è la frequenza a renderlo tale (quarto evento in 230 anni), più a sud l’eccezionalità sta nell’intensità, paragonabile ad un temporale estivo. Le fulminazioni – che complice le polveri sahariane in sospensione, che sfregando l’una con l’altra si caricano elettricamente – sono state oltre 50’000 sull’intero bacino del Mediterraneo in 48 ore.

Quanto ha a che fare con il riscaldamento globale degli ultimi decenni? Impossibile dirlo con certezza senza studi accurati. Non si deve però incorrere nell’errore di confrontare un singolo evento con medie climitatiche della durata di alcuni decenni. E’ sbagliato dunque affermare che se le temperature medie non fossero aumentate, questo evento non sarebbe avvenuto. Ma, poichè abbiamo conferme del fatto che la prima decade di gennaio è stata la più calda da almeno 260 anni e poichè più alte sono le temperature e maggiore è l’energia a disposizione dei temporali, ritengo sia giusto affermare che il riscaldamento globale possa in parte aver contribuito all’intensità dell’evento temporalesco.

Analisi a cura di Stefano Salvatore.

 

 

Forte peggioramento Meteorologico in arrivo !!

Forte peggioramento in arrivo !! , Un sistema frontale ora sul mediterraneo si muove verso EST/NORD-EST, tale sistema depressivo raggiungerà la nostra penisola nella notte di oggi , portando forte maltempo sulle nostre zone ( Nord Ovest ) ,a partire da Domenica sera, vediamo in dettaglio cosa ci attende. Il sistema depressionario e spinto da una colonna di aria fredda di origine Medioatlantica , grazie al moto di circolazione discendente, richiamerà correnti caldo umide dal Mediterraneo Centrale / Orientale, questa situazione già ben conosciuta per le nostre zone , favorirà abbondanti piogge su tutto il Monferrato, in particolare le zone più colpite saranno a ridosso dell’appenino e a confine con la Liguria, dove gli apporti pluviometrici saranno maggiori, le temperature rimarranno miti , spingendo la quota neve sopra i 1200/1500mt , il passaggio di questo sistema sarà accompagnato da venti sostenuti tra Lunedi e Martedì. Purtroppo dalla giornata di lunedì la depressione si posizionerà tra Spagna e Francia (più ad Occidente) con l’apporto di maggiore “benzina” ( umidità ), favorirà anche il richiamo di venti al suolo da EST, avremo un maggiore peggioramento del tempo, con forti precipitazioni a carattere di rovescio su tutto il Nord Ovest ( Monferrato compreso ), particolare attenzione quando i venti dai quadranti Sudoccidentali spingeranno i nuclei precipitativi su tutto l’arco alpino , favorito sarà il versante ovest ( Val di Susa, Pinerolese ) ma anche più a Nord ( Biellese ) , le alpi genereranno l’effetto “STAU” ( blocco o muro ) , li avremo precipitazioni molto abbondanti con nevicate importanti (1,5-2 mt) sopra i 1400mt e piogge persistenti sotto con accumuli notevoli. Come sempre consigliamo di seguire i canali Ufficiali quali ARPA e Protezione Civile con i loro bollettini ufficiali di allerta.